E’ possibile conciliare l’attività lavorativa dei tuoi dipendenti con il livello di produttività che desideri per la tua azienda? Si se utilizzi lo smart working. Con questa modalità di lavoro il lavoro dipendente assorbe alcune delle caratteristiche proprie del lavoro autonomo. In pratica non si bada alle ore passate in ufficio ma si guarda al raggiungimento degli obiettivi stabiliti dal team.

Evoluzione del lavoro smart

Lo smart working sembra essere un fenomeno in espansione che secondo la School of Management del Politecnico di Milano coinvolge almeno 570.000 persone e continua ad aumentare. Questo è sicuramente possibile in attività digitali dove l’importanza di avere una sede fissa, un luogo fisico dove incontrarsi di persona, è meno importante. Leggi il nostro articolo al riguardo: Smart working e digital business.

Se con lo smart working il lavoratore non deve più timbrare il cartellino per segnare la propria presenza negli uffici, diventa necessario trovare modalità diverse per capire cosa stia facendo il dipendente. L’attenzione si deve spostare sulla capacità dei lavoratori di raggiungere gli obiettivi aziendali.

Questo è già vero per i lavoratori che sono fuori sede, sia perché si trovano in trasferta sia perché ciò dipendente dalla tipologia di lavoro che svolgono. Pensiamo ad esempio ai corrieri che consegnano merci. E’ importante responsabilizzare i propri collaboratori così che lavorino al meglio senza ‘subire’ controlli esterni del proprio operato. 

La normativa cosa impone?

L’Unione europea prevede che i vari Stati membri impongano ai datori di lavoro di avere un sistema che possa misurare in maniera affidabile l’orario di lavoro dei singoli lavoratori. Tuttavia nel rispetto della sicurezza e della salute dei dipendenti i datori di lavoro possono comunque derogare all’utilizzo di questo sistema se le caratteristiche del lavoro stesso non lo permettono o le ore di lavoro sono state rideterminate dai dipendenti. Il sito della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Guardando al caso specifico del nostro Paese in Italia esiste la normativa del Libro unico del lavoro che prevede la registrazione della durata giornaliera del lavoro svolto. Secondo questa legge gli ispettori possono quindi imporre ad un’azienda un sistema adeguato allo scopo. La stessa disciplina italiana prevede inoltre anche la facoltà di derogare alla normativa in materia di durata massima dell’orario di lavoro se i dipendenti decidono di autodeterminarsi l’orario. Ciò è previsto per i dirigenti, i lavoratori a domicilio ed i telelavoratori.

In sostanza la legge italiana è allineata a quella europea. Per ciò che riguarda lo smart working quindi è possibile la deroga al limite massimo di orario di lavoro e quindi consente ai lavoratori ‘agili’ di concentrare la propria attività non in funzione dei risultati che vogliono raggiungere e non sul dover timbrare il cartellino, fisico o digitale che esso sia.